5G e Cybercomunismo: radici e proiezioni sul predominio globale

La tecnologia 5G ed il pensiero unico totalitario del Comunismo oggi incarnato nel PCC di Pechino presentano diverse analogie comuni, sembra infatti che tale tecnologia sia stata creata ad immagine e somiglianza di una visione ideologica imperialistica.

La soppressione della libera manifestazione del pensiero ed i radicali sistemi di controllo e repressione del popolo sono sempre stati delle note specialità dell’ideologia comunista. Lo aveva ben compreso George Orwell che aveva semplicemente proiettato quell’ideologia politica al tempo della società digitale, creando una visione, la cui infrastruttura tecnologica oggi si può osservare cristallizzata nel 5G.

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Lo stesso Whatsapp è stato inventato proprio sull’esperienza del comunismo da un ragazzo di Kiev, Jan Koum che in un’intervista a Forbes racconta “Non avevi bisogno di leggere 1984 di Orwell perché lo stavi vivendo».

Il concetto di monopolio della verità e relativo condizionamento delle facoltà mentali in Russia veniva attuato dalla Pravda, che significa Verità, l’unica ammessa dal Partito. La Pravda – ironia della sorte – venne ideata da Lev Trockij come voce libera da contrapporre alla censura degli Zar. Nessun popolano avrebbe mai potuto immaginare che di fatto sarebbe diventata peggio.

Il tema della Pravda oggi è di grande attualità grazie all’istituzione ed al monopolio del Fact-Checking, ovvero portali web di organizzazioni non governative o società private che stabiliscono in maniera gratuita e praticamente netta, il vero dal falso. Una sorta di setta religiosa della verità che stipendia degli operatori per tale mansione.

Il PCUS di Mosca ha avuto l’onere di finanziare e di formare il PCI Italiano al quale ha trasmesso anche i sistemi di controllo sociale, formazione e gestione del potere che ancora oggi sono egregiamente esercitati dai quadri dirigenti del Club Politico che ha inglobato il disciolto PCI e la DC, attraverso la “gestione” sopraffine del settore dell’informazione.

La Pravda in Italia si basa sui “portatori di interessi” ovvero multinazionali, gruppi o famiglie che detengono l’azionariato delle società della galassia dei media e della carta stampata, che legano il fenomeno ideologico al fenomeno economico, facendo rete con i movimenti ed i partiti politici.

Mentre in Italia la Pravda è di gruppi finanziari privati, in Cina è ancora del Partito Comunista Cinese.

Con la disfatta del PCUS sovietico il PCI italiano, non vedendo più un rublo arrivare è dovuto andare alla ricerca del nuovo finanziatore che nell’era del capitalismo non poteva che non essere privato. “The future is private” dice spesso Mark Zuckerberg.

Le Multinazionali che foraggiano la politica, per la precisione sono stati paralleli dotati di propri servizi informativi, propri giornali, proprie reti televisive, proprie banche, proprie braccia operative denominate contraddittoriamente ONG.

Le multinazionali non possono sopravvivere senza entrare in simbiosi con la politica le cui scelte si ripercuotono istantaneamente sugli introiti delle stesse.

L’inganno del nome

Il nome potrebbe trarre in inganno, la quinta generazione delle telecomunicazioni (5G) non è un’evoluzione della quarta (4G) ma si tratta di uno strumento completamente diverso e rivoluzionario.

Riuscirà infatti a trasformare ogni singolo dispositivo il un piccolo ripetitore che dialogherà autonomamente facendo anche da ponte con tutti gli altri ad una velocità duecento volte superiore a quella attuale.

In pratica tutto ciò che contiene una scheda elettronica sarà connesso alla rete 5G: elettrodomestici, smartwatch, automobili, caldaie, frigoriferi, sistemi di sicurezza, server di qualsiasi tipo e così via che diverranno così un sistema di ricetrasmettitori che copriranno ogni angolo di terra abitata dall’uomo.

Quindi la prima analogia tra 5G e PCC è l’interconnessione e l’interattività, ovvero la capacità di ricevere e trasmettere dati ed informazioni ad altri sulla base di esigenze autonome, un pò come avviene tra gli esseri umani. Cosa che con il 4G non era possibile fare perché il “dialogo” avveniva solo tra dispositivo e ripetitore ed al massimo con i dispositivi raggiungibili dal Wi-fi o dal Bluetooth.

La seconda analogia è individuabile nella coscienza. Ovvero dalla proiezione futura dell’utilizzo della tecnologia su scala globale in coerenza con i processi storici che hanno portato alla formazione del pensiero unico di Pechino.

Parliamo del processo di globalizzazione interno subito dalla Cina, oggi unico al mondo nel suo genere. Una sorta di regime totalitario naturalizzato per ragioni storiche. Vediamo perché.

L’eccezione cinese

Gli USA sono un melting pot unificato da poco e che contiene centinaia di lingue e gruppi etnici e la Russia un tempo nulla più che uno staterello slavo attorno a Mosca, passò agli Urali solo nel 1582 inglobando da quella data fino al XIX secolo decine di popoli non slavi, molti dei quali mantengono ancora oggi cultura e tradizioni. L’India, l’Indonesia ed il Brasile sono creazioni (o ri-creazioni nel caso dell’India) politiche recenti che ospitano ripettivamente 850, 670 e 210 lingue.

La grande eccezione è rappresentata dalla Cina, la nazione più popolosa al mondo che oggi appare monolitica dal punto di vista politico, culturale e linguistico. Era già unita nel 221 a.C. ed è rimasta tale per quasi tutti i secoli successivi. Dalla prima apparizione della scrittura, in Cina si è sempre usato un solo sistema, mentre in Europa si sono visti decine di alfabeti. Su un totale di un miliardo e cinquecento milioni di cinesi, più di 800 milioni parlano il mandarino, la lingua che ha di gran lunga il maggior numero di parlanti al mondo, altri trecento milioni utilizzano idiomi così simili tra di loro e al mandarino che la comprensione reciproca è del tipo di quella tra spagnolo ed italiano.

Non solo, la Cina non è un crogiolo di etnie e culture, ma la stessa domanda “come la Cina divenne cinese” sembra assurda; la Cina lo è sempre stata, quasi dall’inizio della sua storia scritta. I cinesi del nord e quelli del sud sono profondamente diversi, molto più della differenza che potrebbe intercorrere ad esempio tra svedesi ed italiani, così come le marcate differenze climatiche.

La quasi unità linguistica della Cina è inaspettata se confrontata alla disomogeneità di altre parti del mondo in cui l’uomo si è insediato da meno tempo. La Nuova Guinea che è grande un decimo della Cina è stata abitata per soli quarantamila anni ed ospita un migliaio di lingue diverse in decine di gruppi dalle differenze assai più marcate di quelle presenti tra le otto famiglie cinesi.

L’Europa occidentale nei 6/8mila anni dall’arrivo degli indoeuropei ha fatto in tempo a trovarsi con una quarantina di lingue tra cui possono esistere differenze notevoli, come tra inglese, finlandese e russo.

La Cina è abitata da almeno cinquemila anni: che cosa è successo alle decina di migliaia di lingue che devono essere sorte sul territorio in tutto questo tempo? La risposta è che la Cina era un coacervo di etnie ma al contrario di molte altre regioni è stata unificata assai presto.

Questo processo di “sinificazione” comportò la drastica omogenizzazione di una vasta area e la ripopolazione del sud est asiatico, ed ebbe importanti ripercussioni sul Giappone, la Corea e forse anche l’India.

Ecco perché la globalizzazione è un expertise cinese e tale resterà.

Gli errori del passato

La storia della Cina è la chiave per comprendere la ratio imperialista del presente che si ripercuote inevitabilmente anche nella concezione e nello sfruttamento delle innovazioni tecnologiche, le origini di questo ardente desiderio di imporsi a livello globale.

Indubbiamente se avesse voluto utilizzare la mentalità britannica, la Cina intorno al 1400 avrebbe potuto conquistare il mondo in un soffio. Ma la storia è fatta di occasioni mancate dovute a visioni limitate del tempo.

Proprio su quelle mancanze e su quelle limitazioni la nomenklatura comunista cinese nell’era contemporanea ha inteso riparare agli errori del passato, progettando l’assalto al globo, in rigoroso silenzio e senza sparare un colpo, utilizzando il vantaggio tecnologico. E non è l’unico stato al mondo impegnato su questo fronte.

Per comprendere di cosa stiamo parlando, vale qui la pena di ricordare la storia dell’imperatore Zhu Di che aveva scelto come nome imperiale “Yongle” che significava gioia durevole e che ordinò la più grande spedizione marittima mai realizzata nel passato, che sarebbe rimasta ineguagliata anche nel futuro.

In soli tre anni riuscì a varare 1.500 giunche molte delle quali giganti di oltre 150 metri fuori tutto, al limite della possibilità cantieristica in legno.

Erano circa nove volte più lunghe delle Caravelle con le quali Colombo circa novant’anni più tardi avrebbe attraversato l’Atlantico. Gli equipaggi numeravano 27.800 uomini, si pensi che l’Armada de Molucca con cui Magellano circumnavigò per primo il globo oltre un secolo dopo (1519-1522) constava di cinque navi e 260 uomini. (ne tornarono a casa solo 18, su una sola nave, la Vittoria).

Ebbene lo scopo della missione non era la conquista militare perché i cinesi considerandosi culturalmente superiori a tutto il mondo, abitanti in un impero allora quasi vuoto nella sua vastità, non erano interessati a stabilire colonie fra i popoli arretrati. Lo scopo era esclusivamente di inaugurare relazioni commerciali e diplomatiche con i “barbari” e condurre ricerche geografico-scientifiche.

Ma i cinesi al tempo arrivarono fino al Mozambico instaurando un traffico di merci impressionante, ovunque ricorressero le condizioni per installare empori di merci cinesi, dalle porcellane alle seterie da scambiare con le spezie e le altre materie prime tropicali. Una rete commerciale che l’imperatore puntava a rendere permanente.

Tutti sappiamo che se ci fosse stato il partito comunista al posto dell’imperatore le cose sarebbero andare diversamente, lo stiamo vedendo con le diverse installazioni militari cinesi nei luoghi strategici come ad esempio è avvenuto a Gibuti piuttosto che sulle isole artificiali nelle acque contese del Mar Cinese Meridionale ed Orientale che di certo non servono per preservare le relazioni commerciali.

Per non parlare del tentativo di far introdurre nel sistema legislativo di Hong Kong una norma volta all’ottenimento da parte di Pechino dell’estradizione per i cittadini dell’Isola, troppo spesso portatori di un pensiero dissidente da quello del regime di Pechino.

Che lingua parla il 5G?

Il 5G parla una lingua comprensibile solo ai Cinesi che ne detengono i codici sorgente, i brevetti i segreti industriali e di condividerlo con il resto del mondo non ci pensano lontanamente. Infatti al di là di qualche proclamo non sono andati.

Quindi immaginate di ascoltare una persona che vi sta parlando ma non esiste a voi un modo conosciuto per tradurre le sue parole, viceversa lui è in grado di carpire ogni vostro singolo gesto.

E’ possibile sapere un cittadino all’opposto del globo se si trovi in piedi o seduto, se stia dormendo… dove si trovi, di cosa stia parlando, se parli male di Pechino ad esempio e così tutto il contenuto delle proprie conversazioni che di fatto contengono il proprio pensiero, le proprie abitudini, le proprie propensioni.

Tutti questi dati una volta contestualizzati sono in grado mediante l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale di elaborare modelli di analisi predittiva.

Stiamo parlando della possibilità di sapere ciò che accadrà, prima che accadrà. Ciò sarà reso possibile anche grazie agli elaboratori quantistici che molto probabilmente sono già in esercizio a Pechino.

Di fatto il 5G così come è impostato, renderà possibile – ai cinesi che ne controllano la tecnologia – di prevenire l’esito di consultazioni elettorali, l’esito delle vendite di un determinato prodotto, il colore dell’autovettura che il soggetto x oppure la massa di soggetti x di quella città andrà ad acquistare e così via.

In pratica il 5G è l’ipoteca sul futuro del mondo democratico nelle mani di una nazione che di democratico non ha praticamente nulla.

Il problema dello sbilanciamento di potere

Ci troviamo innanzi ad un classico esempio di sbilanciamento di poteri che si ripercuote a livello globale, innestando dei fenomeni di frenetica corsa per il riequilibrio che impiega qualsiasi strumento e qualsiasi arma – convenzionale e non – che le menti più raffinate, deputate a tale incombenza arrivino ad elaborare.

Il Presidente Cinese, di fatto è l’unico a possedere la chiave di accensione e spegnimento di questa tecnologia, il segreto industriale la capacità di imporre in che modo gestire l’enorme flusso dati che transiterà sull’infrastruttura tecnologia di Pechino.

Come andrà a finire la partita sul 5G?

In molti oggi hanno dato vita a strane correlazioni tra il 5G ed il Sars-Cov2.

Ovviamente la tecnologia del 5G con il virus Sars-Cov2 come causa scatenante non c’entra assolutamente niente, tuttavia possiamo però prendere in considerazione ed analizzare il fenomeno come causa-effetto.

Stiamo parlando di come i danni causati dalla pandemia andranno ad influire sulla radicalizzazione della tecnologia.

Anzitutto, bisogna porre molta attenzione sull’utilizzo del termine “complottismo” e sulla genesi di questo aggettivo.

Il termine nella sua accezione moderna venne ripreso dal brillante J. Edgar Hoover come arma potente ideologica per mettere a tacere l’opinione pubblica in quanto voci sempre più insistenti lo additavano come possibile mandante dell’assassinio di J.F. Kennedy.

Che gli americani non siano fessi lo abbiamo appurato osservando i filmati delle lunghe file per l’acquisto di armi da fuoco alla notizia che il Sars-Cov2 avrebbe di lì a poco invaso gli USA.

Al secondo emendamento la Costituzione Americana recita “essendo necessaria alla sicurezza di uno Stato libero una milizia ben organizzata, il diritto dei cittadini di detenere e portare armi non può essere infranto“. Quindi i padri costituenti hanno voluto garantire ai cittadini il diritto al possesso di armi per prevenire un Golpe.

Nessuna forza di polizia o esercito potrebbe fronteggiare 327,2 milioni di cittadini armati.

Gli stessi dubbi che hanno quindi assalito gli americani sull’arrivo del virus, devono aver assalito all’epoca i cittadini americani che si chiedevano come avrebbe mai potuto un uomo solo sebbene ex militare e con problemi psichici piantare un proiettile nel petto dell’uomo più protetto al mondo, per poi essere a sua volta ucciso sotto la custodia della stessa FBI.

In realtà il termine viene da lontano. Il primo a parlarne fù Charles Beard, i cui scritti più noti mettevano fortemente l’accento sul ruolo nefasto delle varie cospirazioni attraverso le quali l’élite ha influenzato la politica statunitense, a profitto di qualcuno e a spese dei più, con degli esempi che, partendo dalla più antica storia degli Stati Uniti giungono fino alla partecipazione alla Prima Guerrra Mondiale.

Evidentemente i ricercatori non hanno mai sostenuto che tutti i più importanti avvenimenti storici avessero delle cause nascoste, ma ammettevano che per qualcuno di essi fosse così, e cercare di indagare su questa possibilità veniva considerato un impegno accademico perfettamente onorevole.

Successivamente Karl Popper, ha presentato obiezioni ampie e molto teoriche alla stessa possibilità che cospirazioni di alto livello possano verificarsi, affermando che sarebbe difficile metterle in opera, tenuto conto della fallibilità degli agenti umani; quel che può sembrare un complotto, è in realtà da attribuirsi all’opera di attori individuali che perseguono obiettivi personali. Più importante ancora, Popper considerava le « credenze complottiste » una malattia sociale estremamente pericolosa, un fattore imprescindibile nell’affermazione del nazismo e di altre ideologie totalitarie mortali.

Strauss, uno dei fondatori del pensiero neo-conservatore moderno, era altrettanto severo nei suoi attacchi contro le analisi complottiste, ma per ragioni opposte. Nel suo modo di vedere le cose, le cospirazioni delle élite sono assolutamente necessarie e vantaggiose, una difesa sociale fondamentale contro l’anarchia o il totalitarismo, ma la loro efficacia dipende evidentemente dalla possibilità di tenerle nascoste agli occhi indiscreti delle masse ignoranti.

Il suo problema, con le « teorie del complotto », non era che fossero necessariamente false, ma piuttosto che potevano essere veritiere e, di conseguenza, la loro diffusione potenzialmente disturbava il buon funzionamento della società.

Dunque, per autodifesa, le élite hanno bisogno di sopprimere attivamente o, almeno, ostacolare le ricerche non autorizzate sulle presunte cospirazioni.

Così, grazie alla combinazione del pensiero di Popper e di Strauss, la tendenza statunitense tradizionale a considerare le cospirazioni delle élite come un fatto reale ma nefasto della nostra società è stata progressivamente stigmatizzata come paranoica o politicamente pericolosa, dando base alla sua esclusione dal discorso rispettabile.

Ora ricordiamo tutti le scene convulse di quei giorni alla fine del 2019 in cui si assiteva allo sfondamento delle porte degli appartamenti dei medici e degli arresti dei medici di Wuhan che su WeChat nell’interesse dello stesso stato cinese ed in aderenza al giuramento prestato si erano permessi di parlare di un pandemia in atto.

Li Wenliang il medico eroe venne arrestato, insieme a sette colleghi, all’inizio del contagio per aver diffuso “voci false”, quando le autorità locali sminuivano il virus. Poi riabilitato dalla Corte suprema poco prima che morisse proprio di Covid19. A Pechino è già un eroe nazionale, simbolo della lotta contro i silenzi del governo.

Teniamo bene in mente questo nome e questa figura perché passata la tempesta sarà il catalizzatore delle proteste che andranno a creare non pochi problemi al regime di Pechino. E’ stato creato un martire e tutti sappiamo quali sono le conseguenze. In Italia ne abbiamo avuti innumerevoli esempi con le vittime delle organizzazioni mafiose.

Per stemperare il clima teso che si era venuto a creare per gli arresti dei medici, i dirigenti locali del Partito Comunista – successivamente inviati in “missione” nei campi di riso dal Presidente per la gestione fallimentare del fenomeno – organizzarono le famose cene sociali di Wuhan alle quali a parteciparono migliaia di persone, circa quarantamila, così contribuendo all’esplosione dei contagi.

Questa operazione di propaganda ebbe un tale riverbero che l’iniziativa venne persino clonata negli altri Paesi del mondo dove alcuni esponenti dei partiti ideologicamente affini a Pechino hanno ben pensato di emulare le cene sociali in risposta alle proposte di bloccare in via precauzionale le vie della seta cinese.

La parabola tecnologica

Il primo attacco al 5G a dire il vero un pò fiacco venne dalle ONG ambientaliste sostenendo che fosse cancerogeno ma di fatto la mazzata finale gli sarà data dal Sars-Cov2.

Il 5G utilizza le stesse frequenze del digitale terrestre quindi la salute c’entra marginalmente tranne che per il fatto che ogni telefono diventerà un ponte radio e che il 5G sarà messo nei tombini e nei muri.

Il 5G come innovazione tecnologica e come portata per il cambiamento che comporterà negli equilibri geopolitici può essere paragonato alla scoperta della bomba atomica, dove gli italiani è bene ricordarlo giocarono un ruolo primario con i ragazzi di Via Panisperna, che proprio un virtù del bilanciamento dei poteri fecero una puntata Mosca e poi a Washington.

Come abbiamo detto sopra, il codice sorgente di questa tecnologia ad oggi è posseduto solo dai cinesi che non vogliono condividerlo con nessuno questo significa che di fatto, la “bomba atomica” del caso è nelle mani di un solo uomo che ne detta le condizioni.

Immaginate se i ragazzi di via Panisperna non avessero avuto l’accortezza di recarsi in visita preventiva a Mosca, la Russia come la conosciamo oggi probabilmente non esisterebbe. Oppure se si fossero recati prima a Tokyo: l’Enola Gay non sarebbe mai decollato, così come oggi Kim Yong Un detto “ciccio” senza possedere l’atomica probabilmente si ritroverebbe a giocare a carte in quale sotterraneo di massima sicurezza del Colorado. Gheddafi aderì al programma di denuclearizzazione e per ringraziarlo è stato fatto esplodere dai missili dei caccia francesi con tutta la tua casa e chi vi abitava.

Subito dopo il virus, l’odio verso i cinesi e le tecnologie cinesi è salito su Twitter del 900%, causandone l’isolamento dal punto di vista internazionale.

La Cina subirà delle cause penali internazionali di miliardi e miliardi di dollari per aver occultato il virus nei primi due mesi di contagi, cosa per altro vietata dal protocollo OMS che è stato sottoscritto dalla stessa Cina che addirittura fece arrestare i medici.

Tutti questi fattori combinati, formeranno una miscela corrosiva che porterà la Cina all’angolo delle trattative rendendola “ragionevole”, facendola scendere a compromessi per la condivisione della tecnologia con il resto del mondo.

Non ci sono altre possibilità. Internamente la pscicopolizia cinese sta facendo arresti a tutta forza ma ormai il risentimento verso il PCC è stato accesso e non si sa quanto tempo ci metterà a placarsi, tenuto conto che viene anche alimentato dall’esterno sul modello Hong Kong.

Lo stesso Commonwealth oggi lancia pesanti accuse dalle colonne del Guardian all’indirizzo di Pechino, e gli inglesi che di colonizzazione tecnologica se ne intendono non possono permettere che programmi costati miliardi di dollari come Echelon e la Five Eyes, diventino di colpo obsoleti.

La stessa Five Eyes non accetterà mai una colonizzazione “passiva” operata a mezzo informatico, basti pensare che il Regno Unito, capofila dei progetti per non subirla è persino uscita dalla UE.

In pratica gli scenari che si vanno delineando per Pechino sono essenzialmente i seguenti:

  • una lentissima diffusione del 5G, in attesa di una tecnologia alternativa occidentale (ostacolata anche dal fatto che molti dispositivi tipo l’iPhone 12 non la integreranno);
  • la leva ecologica ovvero il brevetto di una tecnologia alternativa meno dannosa per l’ambiente e per la salute umana
  • la condivisione del 5G con il resto del mondo entrando come player alla parti con le altre potenze occidentali.

Marco Polo Hub