È iniziata la battaglia per i virus-risarcimenti

Il Berman Law Group della Florida fa causa al governo cinese.

Uno studio legale ha intentato un’azione legale contro il regime cinese per aver causato la pandemia di COVID-19. La cronologia degli eventi di Wuhan somiglia molto a quanto accaduto in altri paesi, comprese le “cene sociali antivirus” copiate poi da altri partiti ideologicamente affini.

Il Berman Law Group, una società con sede in Florida, negli Stati Uniti, ha presentato la denuncia perché Pechino “sapeva che il coronavirus era pericoloso e in grado di provocare una pandemia”

Un noto studio legale in Florida, negli Stati Uniti, ha intentato un’azione legale contro il regime cinese guidato da Xi Jinping per averlo ritenuto responsabile della pandemia di coronavirus COVID-19 che sta causando il caos della popolazione mondiale. 

Pechino “sapeva che COVID-19 era pericoloso e in grado di provocare una pandemia, ma agiva lentamente, metteva proverbialmente la testa nella sabbia e la copriva per il proprio interesse economico”, afferma il documento presentato dallo studio legale The Berman. 

Il Berman Law Group ha annunciato di aver intentato una causa federale contro la Repubblica popolare cinese, la provincia di Hubei, la città di Wuhan e vari ministeri del governo cinese, per conto di residenti e compagnie negli Stati Uniti e nello stato della Florida”, afferma il comunicato stampa a cui Infobae ha avuto accesso. “La causa è stata intentata nel distretto meridionale della Florida e richiede miliardi di dollari di risarcimento danni per coloro che hanno subito lesioni personali, morte ingiusta, danni alla proprietà e altri danni a causa della omessa custodia da parte della Cina del virus letale.

L’avvocato dell’azienda Matthew Moore ha dichiarato: “Come abbiamo affermato nella nostra denuncia, i funzionari cinesi sapevano prima del 3 gennaio che il COVID-19 era stato trasmesso da uomo a uomo e che i pazienti avevano iniziato a morire pochi giorni dopo. Tuttavia, hanno continuato a dire alla gente di Wuhan e del mondo in generale che tutto andava bene, incluso tenere una cena pubblica a Wuhan per oltre 40.000 famiglie il 18 gennaio”.

L’epidemia era persino iniziata molto prima. A novembre, il virus stava già circolando nella popolosa città cinese senza che il regime facesse nulla per il contenimento. Al contrario, di fronte alle prime lamentele dei medici, Pechino ordinò la loro censura e degli arresti.

“era possibile contenere la diffusione del virus, tuttavia i funzionari cinesi hanno invece cercato di presentare una narrazione positiva sull’epidemia, nell’esclusivo interesse economico cinese”, ha continuato l’ex senatore dello stato della Florida Joseph Abruzzo, direttore delle relazioni governative della società. “Quando leggi l’aumento del numero di vittime e vedi l’arresto quasi completo della vita, non puoi attendere diciassette giorni critici prima di condividere la sequenza del genoma COVID-19 con altre nazioni, senza peraltro bloccare i voli internazionali e mandando a spasso il virus nel mondo”.

Da parte sua, Russell Berman, co-fondatore dell’azienda, ha affermato che la causa “è una denuncia ambiziosa contro una superpotenza mondiale. Ma, come abbiamo affermato, la Cina ha scatenato una pandemia in tutto il mondo e il danno si sta moltiplicando esponenzialmente ogni giorno qui negli Stati Uniti e in Florida. La nostra azienda non ha paura di affrontarli e ottenere la giustizia che merita. È il governo cinese che dovrebbe pagare i danni dello stimolo economico agli Stati Uniti, non il popolo americano”.

I numeri preoccupano, i nuovi casi di coronavirus negli Stati Uniti hanno superato quota 35.000 lunedì, rendendolo il terzo paese per numero di infezioni al mondo, dietro solo a Italia e Cina. Il bilancio delle vittime ha raggiunto 471, il sesto più alto al mondo. In totale, il numero di casi confermati è di 35.225, secondo il bilancio della Johns Hopkins University di lunedì. Un numero che inevitabilmente aumenterà nelle prossime ore, con l’aumentare della disponibilità di prove.

Intanto la pandemia ha già raggiunto 50 stati nell’Unione, i numeri continuano a salire e secondo le stime negli USA colpiranno circa 19 milioni di persone.

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1908-2020 la Russia al fianco dell’Italia

I veri amici si riconoscono nel momento del bisogno. La storia ci insegna a diffidare da chi critica per ingraziarsi un padrone in un momento di emergenza del Paese dove ogni singolo contributo può fare la differenza.

110 anni fa, alle ore 5:20:27, un terremoto di magnitudo 7.1 cancellava nell’arco di 40 secondi due città. Messina e Reggio Calabria venivano rase al suolo dal terremoto, alla furia cieca del sisma si aggiunse anche quella del maremoto, con onde altissime che portarono via edifici e persone che, inconsciamente, scampate al terremoto, pensarono di trovare la salvezza sulle spiagge. Il bilancio di quei drammatici minuti è senza precedenti nella storia: metà della popolazione di Messina morì sotto le macerie o ingoiata dal mare. Messina prima del terremoto contava 150.000 abitanti e, sebbene si tratti di una stima, si calcola che le vittime furono circa 100.000.

I primi a prestare soccorso a Messina non furono gli italiani, ma i marinai russi, la cui flotta navigava nelle acque vicino alla rada di Augusta. La squadra navale russa che contava due navi di linea e due incrociatori arrivò a Messina il 29 dicembre. I bastimenti erano carichi di provviste, medicinali, coperte, baracche, indumenti, utensili. Arrivati sullo Stretto i marinai i russi si mobilitarono per fronteggiare l’emergenza: i superstiti, che erano stati sorpresi dal terremoto nel sonno, avevano bisogno di ogni genere di prima necessità.

I feriti avevano bisogno di cure e medicinali. I russi soccorsero la popolazione colpita dal disastro, anche estrapolando i superstiti sotto le macerie. Si stima che da soli riuscirono ad estrarre dalle macerie circa 800 persone e, fin dal primo giorno, trasportarono i feriti negli ospedali facendo la spola con le città di Palermo, Siracusa e Napoli, prestando soccorso a più di 2.500 vittime del sisma.

Vittorio Emanuele con un ordine del giorno del 5 gennaio 1909, elogiava così il personale straniero e italiano:

“All’Esercito ed all’Armata,

Nella terribile sciagura che ha colpito una vasta plaga della nostra Italia, distruggendo due grandi città e numerosi paesi della Calabria e della Sicilia, una volta di più ho potuto personalmente constatare il nobile slancio dell’esercito e dell’armata, che accomunando i loro sforzi a quelli dei valorosi ufficiali ed equipaggi delle navi estere, compirono opera di sublime pietà strappando dalle rovinanti macerie, anche con atti di vero eroismo, gli infelici sepolti, curando i feriti, ricoverando e provvedendo all’assistenza ai superstiti.

Al recente ricordo del miserando spettacolo, che mi ha profondamente commosso, erompe dall’animo mio e vi perdura vivissimo il sentimento di ammirazione che rivolgo all’esercito ed all’armata. Il mio pensiero riconoscente corre pure spontaneamente agli ammiragli, agli ufficiali ed agli equipaggi delle navi russe, inglesi, germaniche e francesi che, mirabile esempio di solidarietà umana, recarono tanto generoso contributo di mente e di opera”. 

Messina ancor oggi ricorda l’eroico intervento degli angeli russi venuti dal mare: una fratellanza culturale nata dalle macerie del terremoto, testimoniata annualmente da cerimonie in memoria e da opere monumentali in omaggio all’esercito russo.

A 112 anni da quell’evento che richiamiamo alla memoria, il legame tra i due paesi splende ora come allora. 14 aerei di aiuti inviati da Mosca in soccorso della stremata sanità lombarda ormai al collasso.

Ironia della sorte, il Paese viene infettato da un virus reso onnipotente dalla globalizzazione salvo poi esser soccorsi da quei paesi che volutamente sono stati emarginati dal percorso di crescita globale per non consentirgli un equo sviluppo economico come appunto la Russia oppure Cuba. 

Proprio verso questi soccorritori sono piovute piogge di critiche dai giornaloni, tentando di sminuire il nobile gesto attraverso modalità manipolatorie che definire ignobili è un complimento. 

Ma come? Per anni ci avete bombardato con lo spauracchio del razzismo e della discriminazione, poi nel momento in cui si tendono le mani indipendentemente dal colore della pelle, delle bandiere, delle etnie e delle religioni partono delle operazioni di intossicazione ambientale critica tanto massicce che Goebbels sembra quasi un apprendista.

Tacciono le reti pubbliche e private, i media main stream ed i giornali di regime non dedicano una sola parola di ringraziamento al soccorso prestato da Mosca, in nome della più becera politica discriminatoria.  

All’interno dei 14 aerei militari, Mosca ha caricato “macchinari per la sanificazione dei trasporti e del territorio”, oltre che laboratori mobili, mascherine, tute protettive, tamponi e otto brigate di dottori specializzati per oltre cento unità di personale. A bordo anche 100 utilissimi ventilatori.

Ringraziamo dunque gli amici dell’UE che hanno negato il transito agli aiuti sanitari russi verso l’Italia, nonché tutti quelli sempre nell’ambito dell’Unione Europea continuano a sequestrare merci acquistate dall’Italia in transito alle dogane.

Abbiamo quindi assistito a chi per ragioni istituzionali ha potuto godere della prima fila in mascherina al teatro dell’aeroporto, sbracciandosi con i giornali per rivendicarne i meriti, salvo poi scoprire che la pressante richiesta, in realtà, sarebbe partita da Paolo Grimoldi a Leonid Slutsky.

Possiamo quindi davvero dire che il virus oltre a mettere alla prova la resilienza delle democrazie occidentali, ci stia mostrando le istituzioni e le persone per ciò che sono realmente. La cosa che subito risalta all’occhio è l’assenza di una stampa “libera” e di “capitani” in fuga, ben lontani dai luoghi in cui le navi stanno affondando.