Come la globalizzazione incide sulla capacità democratica dei Paesi.

La classe politica della prima repubblica ha sempre cercato di mantenere una linea diplomatica neutra, tentando di anteporre almeno in facciata gli interessi italiani a quelli di parte, posta l’usanza di ciascun gruppo di coltivare e gustare i prodotti delle proprie politiche con il commensale preferito, sia per ragioni geopolitiche che economiche.

Il problema rilevante è stato infatti proprio questo: la geometria variabile delle alleanze strategiche in relazione al colore del governo in carica e l’assenza di una direttrice di lungo termine. Visti da lontano insomma sembriamo degli ubriachi che sbandano prima da un lato, poi dall’altro. Ovviamente questo barcamenarsi di certo non contribuisce ad ispirare fiducia nei partner, negli investitori, negli stessi cittadini. Aumenta così la sfiducia nel Paese, che significa praticamente l’eutanasia in un modello socio-economico basato sulla fiducia certificata da enti privati e sul differenziale di rendimento di titoli chiamato spread.

Dal secondo dopoguerra siamo stati molto più che vicini agli USA sotto lo sguardo imperterrito del sorvegliante Britannico che prontamente ci ha rimesso sui binari quando eravamo in procinto di smarrire la retta via atlantica, per poi prendere a braccetto l’Unione Sovietica, risultato? Gli anni di piombo, l’epoca stragista e le ripercussioni per la stabilità interna del Paese, per non dimenticare la vera amicizia “socialista” con tutto il mondo islamico. 

Dalla caduta del muro di Berlino e mani pulite però c’è stato un vuoto, talvolta incolmabile che i cinesi già a metà degli anni ’80 avevano intercettato e provveduto a pianificare di colmare, come preannunciato nel corso dei summit intergovernativi dell’epoca, ma che in pochi evidentemente avevano ritenuto attendibili. E’ chiaro gli occhi di tutti che il progetto cinese senza una compiacenza democratica USA non si sarebbe mai concretizzata.   

Oggi sappiamo che quelle previsioni erano fondate e ci ritroviamo a gestire un modello globale di scambio plasmato solo sulla leva dell’acceleratore che inevitabilmente prima o poi si sarebbe schiantato. I Cinesi infatti non hanno previsto un sistema di salvaguardia del loro modello di globalizzazione imposto al mondo intero attraverso un fine lavoro di tessitura ed ingenti capitali impiegati.

Viviamo ormai in un mondo sempre più potente ma sempre più fragile. Più aumenta la capacità dell’interscambio e della comunicazione globale più il sistema diventa fragile ed attaccabile. Attaccabile da chi? Semplice, dalle causalità, dagli eventi imprevisti, inattesi, non programmati. Non volendo siamo entrati in un vortice di casualità storica che mina le nostre quotidiane e pianificate esistenze.

La questione dei rischi globali impatta direttamente sull’economia degli stati, delle imprese e sul funzionamento dei sistemi delle grandi infrastrutture, presentando costi esorbitanti per i governi, le imprese, i cittadini. La globalizzazione economico-finanziaria insieme all’applicazione delle nuove tecnologie ha di fatto reso più attaccabili le economie nazionali, alterando il corretto funzionamento dei mercati borsistici. 

Forse è giunto il momento di fermarci a riflettere e comprendere realmente se ricorrano i presupposti per la sostenibilità del sistema della globalizzazione cinese in assenza di consolidati meccanismi di salvaguardia.

Degli esempi virtuosi molto recenti sono rappresentati dalla valorizzazione della Golden Power, e l’introduzione del Kill Switch per la rete, operabile dal Presidente del Consiglio: in caso di pericolo o minaccia in entrambi i casi si possono bloccare le cd. “scalate ostili” ossia acquisizioni di infrastrutture ed aziende strategiche per l’interesse nazionale o addirittura bloccare istantaneamente tutta la rete internet del Paese con un semplice “click”.

Perché dunque non prevedere dei meccanismi di blocco istantaneo anche per la circolazione delle persone e delle merci? Perché non predisporre una leva di emergenza tramite la quale ci si possa temporaneamente proteggere dalle minacce esterne? Resta ancora oggi un mistero cosa sia successo nall’arco di tempo intercorso dal 31 gennaio, data di dichiarazione dell’emergenza nazionale fino all’adozione di misure reali. E ancora, perché non sono stati sospesi i mercati azionari subito sprofondati a livelli di negatività mai visti nella storia?

Non è ammissibile che per una semplice abitudine alimentare “sbagliata” di un paese ubicato su un altro versante del globo si possa paralizzare l’attività produttiva di centinaia di altre nazioni.

Siamo stati noi infatti a stanare il virus dalla foresta, portarlo in un mercato, metterlo a contatto con l’uomo e metterlo sugli aerei in direzione “mondo”.

Abbiamo avuto così la prova che siamo talmente dipendenti da terzi che non siamo più in grado nemmeno di provvedere al fabbisogno interno di domanda nel settore sanitario ed elettromedicale, questo significa che “gli altri” possano decidere se lasciarci vivere, sopravvivere o perire. 

Cosa ci ha portato quindi davvero la globalizzazione di matrice cinese? Semplice, una perdita di autonomia.  

Abbiamo perso autonomia, ergo abbiamo perso capacità democratica.

Si parla di globalizzazione di matrice cinese non per deformazione trumpiana ma semplicemente perché non tutte le globalizzazioni sono uguali: c’è quella americana che impone l’ingresso delle industrie nazionali tramite la prevaricazione militare, quella canadese che si basa su rapporti di compensazione per tipologia di attività produttiva, quella tedesca che si impone sulla qualità dei prodotti come quella italiana del resto, infine quella cinese che si impone con il dumping salariale, la clonazione dei prodotti, l’elusione dei sistemi di previdenza, il mancato rispetto ambientale etc etc.

Infine per tutti quelli che sono ancora oggi incerti sulla scelta dei partner strategici, occorre preliminarmente osservare che nessun partner si occupa di beneficenza e chiaramente ciascuno cercherà di ottenere il massimo profitto ricorrendo a qualsiasi espediente. 

Sono i popoli a votare i governi che una volta eletti utilizzando la forza d’intelligence, militare ed economica si impongono alla guida delle politiche globali. 

Con quale partner, quindi, scegliereste di accompagnarvi?

Quello in cui i cittadini che lo votano sono armati fino ai denti per costituzione, ovvero sono in grado di difendersi e rappresentare un deterrente ad una dittatura imperiale, oppure ad un popolo soppresso da un esercito che agisce per contro di una nomenklatura? A voi la risposta.

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